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Leonardo da Vinci Esoterico Occultista e Maria Maddalena

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Tutta una serie di documentazioni con file in pdf allegato, per capire chi era Leonardo da Vinci e perché crediamo al personaggio di Maria Maddalena nel dipinto del Cenacolo


* Consulta il file in pdf ben documentato con immagini dettagliate
 
 
Maria Maddalena

Il Priorato Di Sion
 
Fu fondato, a quanto pare, a Gerusalemme nell'anno 1090. L'occasione è data dalle prime crociate; lo scopo è poco chiaro.
L'istituzione nacque per volontà di Goffredo di Buglione, duca della Bassa Lorena che, per le sue azioni di guerra contro i musulmani, avrebbe acquisito il titolo di 'Difensore del Santo Sepolcro'.
 
Lo stesso Goffredo avrebbe poi fondato l'Ordine dei Templari, come braccio armato del Priorato di Sion.
Una tradizione esoterica dice che Goffredo era discendente dei Merovingi e, quindi, di Cristo e della Maddalena.
Secondo diversi autori, il Priorato di Sion è sempre esistito, ed esiste ancora nella clandestinità, come ordine o confraternita occulta. Suo scopo è svelare le verità nascoste dalla dottrina della Chiesa.
Secondo qualcuno, il Priorato ha agito sempre nell'ombra, mirando ad un ampio ma invisibile potere politico.
 
Se questo è vero, può essere anche vero che i dipinti più importanti di Leonardo da Vinci, che fu Gran Maestro di Sion dal 1510 al 1519, nascondono un codice esoterico.
Soprattutto 'L'ultima Cena', che il maestro avrebbe disegnato secondo le verità dei Vangeli Gnostici. L'ipotesi è degli scrittori Clive Prince e Lynn Picknet.
 
Secondo loro, la figura alla destra di Cristo non è quella dell'apostolo Giovanni, come sempre si è detto, ma quella di una donna.
Questa donna non può essere altri che la Maddalena.
 
L'inclinazione delle figure di Gesù e della Maddalena crea uno spazio vuoto a forma di V. La V è simbolo del femminino sacro.
 
Il contorno delle due figure disegna una M.
 
La M è l'iniziale dei due nomi: Maria e Maddalena. La donna di Gesù sarebbe quindi indicata quasi per nome.
Chi è il vero traditore?
Dai Vangeli Canonici sappiamo bene che è Giuda, ma dal dipinto di Leonardo scopriamo un atteggiamento subdolo di Pietro (cerchiato bianco nella figura sotto), nascosto in parte proprio da Giuda. Pietro poggia amichevolmente la mano sinistra sulla spalla della Maddalena e, nella mano destra nasconde un pugnale (cerchio rosso nella figura).
Qui il discorso di Prince e Picknet pare più convincente perché nei Vangeli Canonici Pietro è descritto come unico e solo successore di Gesù. Nei Vangeli Gnostici Pietro è antagonista della Maddalena, che a volte Gesù sembra preferire a lui.
 
Nel cosiddetto Vangelo di Maria, Pietro pronuncia queste frasi cariche d'invidia e disappunto: 'Ha parlato con una donna senza che noi lo sapessimo' oppure 'Ha preferito lei a noi'.
 
Illustrazione 4: Il Cenacolo. I rettangoli GO2IO e O2HLO sono aurei.
«...Ermes, padre della scienza ermetica, è considerato, ad un tempo, creatore e creatura, maestro della filosofia e materia dei filosofi. Il suo scettro alato porta la spiegazione dell’enigma proposto, e la rivelazione del mistero che ricopre l’amalgama dell’amalgama, capolavoro della natura e dell’arte, sotto l’epiteto volgare di mercurio dei saggi. All’origine, il caduceo non fu nient’altro che una semplice bacchetta, scettro primitivo di alcun i personaggi, sacri o mitici, appartenenti più alla tradizione che alla storia. Mosè, Atalanta, Cibele, Ermes si servono di questo strumento, dotato d’una specie di potere magico, in alcune condizioni simili, e produttrici di equivalenti risultati. (...) effettivamente, è una verga, un bastone, una asta di giavellotto, un dardo e lo scettro di Ermes. Questa parola (...) significa colpire, dividere, distruggere. Mosè percuote con la sua verga l’arida roccia che Atalanta, invece, come Cibele, trapassa col suo giavellotto. Mercurio separa ed uccide i due serpenti ingaggiati in un duello furibondo, gettando su di essi il bastone dei (...) corrieri e degli ambasciatori, qualificati portatori di ali perché avevano sul cappello, come insegna della loro carica, delle ali. Il petaso alato di Ermes giustifica quindi la sua funzione di messaggero e di mediatore degli dei. L’aggiunta dei serpenti alla verga, completata dal cappello (...) e dai sandali (...) diede al caduceo la sua forma definitiva, con l’espressione geroglifica del mercurio perfetto.
(...) i due serpenti mostrano una testa canina; una è di cane, l’altra di cagna; versione immaginaria dei due principii contrari: attivo e passivo, fisso e volatile, messi a contatto col mediatore rappresentato da quella bacchetta magica che è il nostro fuoco segreto.». [6].
Detto questo, non si capisce tanto bene, almeno per coloro che non sono tanto avvezzi alle cose  geometriche dell’illustr. 4, la relazione del disegno con i due caducei ermetici, qui espressi nella convenzionale asta. Ma si capirà in seguito dopo aver spiegato il procedimento e la finalità del grafico sovrapposto alla figura del Cenacolo.
Dunque cominciamo per ordine, facendo chiarezza sul disegno che Leonardo deve aver predisposto come geometria composita della sua pittura in anteprima e che ora si manifesta attraverso di me.
Ho introdotto col titolo di questo capitolo la curiosa novità degli «specchi ustori» di vecchia memoria, gli analoghi che il siracusano Archimede escogitò per rintuzzare la flotta di Roma che assediava Siracusa. I romani, nel nostro caso del Cenacolo si identificano con le forze legate al Serpente, al Tentatore.
Leonardo era avvezzo agli specchi essendosi disposto continuamente a scrivere a rovescio servendosi di essi. Perciò le tre volte in alto sono sagome di specchi.
I due ai lati sono gli elementi dinamici del “cielo”, attivi e passivi che trovano riscontro “terreno” con quelli degli apostoli, eccetto Gesù, attraverso le loro gestualità, delle mani soprattutto. Il caso di  Giovanni accanto accanto a Gesù, con una postura inclinata, molto accentuata visibilmente artificiosa può essere spiegata come un polarismo capace di mettere il corrispondente di Gesù in condizione di neutralità, tale da porli nelle condizioni di rappresentare il rebis filosofale.
 
Le colombe di Diana
 
E qui un’altra precisazione per spiegare la simbologia dei suddetti due archi compreso quello centrale dove ho disegnato la pietra filosofale, in sovrapposizione allo scudo contornato da una ghirlanda.
I due archi, che accompagnano l’arco centrale, entrambi a mo’ di lune capovolte o anche di corna lunari capovolte, «...rappresentano quelle famose Colombe di Diana, oggetto della disperazione di tanti ricercatori, e celebre enigma immaginato da Filalete per nascondere l’artifizio del duplice mercurio dei saggi.
Proponendo alla sagacia degli aspiranti quest’allegoria oscura, il grande Adepto non si è affatto  dilungato sull’origine di questi uccelli; egli insegna soltanto, nel modo più breve, che “le colombe di Diana sono inseparabilmente avvolte negli abbracci eterni di Venere”.
Ora, gli antichi alchimisti ponevano sotto la protezione di Diana “dalle corna lunari” quel primo mercurio del quale abbiamo già parlato tante volte sotto il nome di solvente universale. La sua bianchezza, il suo splendore argenteo gli valsero anche l’epiteto di Luna dei filosofi e di Madre della pietra; Ermes si riferisce a questo significato quando dice: “Il Sole è suo padre e la Luna sua madre.”
 
(...) Quindi le colombe di Diana devono essere considerate come due parti del mercurio solvente, – le due punte dello spicchio lunare, – contro una parte di Venere, che deve tenere strettamente abbracciate le sue colombe favorite. La corrispondenza si trova confermata attraverso la duplice qualità volatile ed aerea del mercurio iniziale, il cui emblema è sempre stato scelto tra gli uccelli, ed attraverso la stessa materia da cui deriva il mercurio, la terra rocciosa, caotica, sterile sulla quale si riposano le due colombe.
La Scrittura ci dice che, quando la Vergine Maria ebbe compiuto, secondo la legge mosaica, i sette giorni della purificazione (Esodo, XIII, 2), Giuseppe l’accompagnò al tempio di Gerusalemme, per presentare il Bambino ed offrire la vittima, conformemente alla legge del Signore (Levitico, XII, 6, 8), e cioè: una coppia di tortorelle o due piccole colombe.». [7].  E si sa che il giglio, dal bel colore bianco, è per eccellenza il fiore emblematico di Maria.
All’inizio ho precisato che non è l’alchimista in persona che sfida e combatte il drago ermetico, ma un’altra bestia ugualmente robusta, incaricata di rappresentarlo e che l’artista, da spettatore prudente, sempre pronto ad intervenire, deve incoraggiare, aiutare e proteggere. È lui il maestro d’armi di questo duello strano e senza pietà. Quindi la passività di Gesù, unita a quella di Giovanni è fondamentale ed entrambe fungono da remora principe per salvare da naufragi la barca del sorgente cristianesimo. Dunque il Signore è il maestro d’armi, l’artista, l’alchimista, tant’è che dice ai suoi: «Non pensate che sia venuto a portar la pace, ma la spada.». (cfr. Mt 10, 34). Ecco la dimostrazione di un fare alchemico strettamente connesso con l’opera al Nero, il Nigredo, in cui si dissociano i  tre elementi costitutivi dell’individuo, i tre grandi principî appunto: anima, spirito e corpo. Ma su questo punto se ne è già parlato.
Dopo tutte le suddette premesse siamo in grado ora di cominciare ad illustrare passo passo la geometria dell’illustr. 4.
 
La geometria delle sezioni auree e dei due caducei di Mercurio
 
Finora l’osservazione del Cenacolo è stato continuamente limitato al solo rettangolo relativo alla stanza dell’Ultima Cena e questo ha consentito di fare ben poca indagine strutturale per rintracciare la solita sezione aurea immancabile in moltissime pitture rinascimentali. A parte la pregevole osservazione di Bernardelli Curuz, della quale ne ho parlato all’inizio, l’unica cosa aurea che è stata rilevata è quella di aver individuato un rettangolo limitato alla figura di Gesù, tutto qui, oltre alla geometria derivante dalle linee di fuga OG e OH (vedi illustr. 4) che si dipartono dal lato destro del volto di Gesù. Forse il segno dell’udito interiore di Gesù per l’ascolto delle cose predilette dal Padre suo nei cieli.
 
Il cerchio con centro O2 e con raggio O2F unisce il «piano dell’umano (la mensa amicale) a quello del divino (il cielo).», in relazione a quanto intravisto da Bernardelli Curuz, accennato all’inizio.
Si ottengono così due rettangoli uguali fra loro, GO2OI e O2LO.
Occupiamoci di uno di essi per poi riferire al secondo adiacente le stesse cose.
Del rettangolo GO2OI si riscontra che GO2 = 2GI, perciò tracciando il secondo cerchio con centro O e raggio OO2 (che è uguale a quello superiore suddetto), si interseca la diagonale GO nel punto P. Poi, con arco di cerchio GP si interseca GO2 in G1 e GI prolungato in I1.
Ecco che: GO2 è la sezione aurea riferita a GO2 (per GO2 = 2, GP1 = 1,618...); e GO2 P2 R è il rettangolo aureo.
Non resta ora che calare le verticali a P1 e Q1 fino alla base dei rispettivi rettangoli aurei adiacenti per individuare i due segmenti P1P2 e Q1Q2 che sono gli emblemi geometrici dei due Caducei di Mercurio.
 
A questo punto possiamo già capire come avviene che Giuda subisca la perdita di sé a causa del suo tradimento. Ed è il caduceo ermetico, segnato dal segmento P1P2 che passa in corrispondenza di lui, a far da giustizia trafiggendolo. Infatti ho detto a questo proposito che «...Mosè, Atalanta, Cibele, Ermes si servono di questo strumento, dotato d’una specie di potere magico, in alcune condizioni simili, e produttrici di equivalenti risultati. (...) effettivamente, è una verga, un bastone, una asta di giavellotto, un dardo e lo scettro di Ermes. Questa parola (...) significa colpire, dividere, distruggere...». [6]
Resta però un mistero l’altro caduceo, segnato dal segmento Q1Q2, che trafiggerebbe la mano destra dell’apostolo Matteo. Ne riparleremo in seguito.
 
Illustrazione 4: Il Cenacolo. I rettangoli GO2IO e O2HLO sono aurei.
«...Ermes, padre della scienza ermetica, è considerato, ad un tempo, creatore e creatura, maestro della filosofia e materia dei filosofi. Il suo scettro alato porta la spiegazione dell’enigma proposto, e la rivelazione del mistero che ricopre l’amalgama dell’amalgama, capolavoro della natura e dell’arte, sotto l’epiteto volgare di mercurio dei saggi. All’origine, il caduceo non fu nient’altro che una semplice bacchetta, scettro primitivo di alcun i personaggi, sacri o mitici, appartenenti più alla tradizione che alla storia. Mosè, Atalanta, Cibele, Ermes si servono di questo strumento, dotato d’una specie di potere magico, in alcune condizioni simili, e produttrici di equivalenti risultati. (...) effettivamente, è una verga, un bastone, una asta di giavellotto, un dardo e lo scettro di Ermes. Questa parola (...) significa colpire, dividere, distruggere. Mosè percuote con la sua verga l’arida roccia che Atalanta, invece, come Cibele, trapassa col suo giavellotto. Mercurio separa ed uccide i due serpenti ingaggiati in un duello furibondo, gettando su di essi il bastone dei (...) corrieri e degli ambasciatori, qualificati portatori di ali perché avevano sul cappello, come insegna della loro carica, delle ali. Il petaso alato di Ermes giustifica quindi la sua funzione di messaggero e di mediatore degli dei. L’aggiunta dei serpenti alla verga, completata dal cappello (...) e dai sandali (...) diede al caduceo la sua forma definitiva, con l’espressione geroglifica del mercurio perfetto.
 
(...) i due serpenti mostrano una testa canina; una è di cane, l’altra di cagna; versione immaginaria dei due principii contrari: attivo e passivo, fisso e volatile, messi a contatto col mediatore rappresentato da quella bacchetta magica che è il nostro fuoco segreto.». [6].
Detto questo, non si capisce tanto bene, almeno per coloro che non sono tanto avvezzi alle cose  geometriche dell’illustr. 4, la relazione del disegno con i due caducei ermetici, qui espressi nella convenzionale asta. Ma si capirà in seguito dopo aver spiegato il procedimento e la finalità del grafico sovrapposto alla figura del Cenacolo.
Dunque cominciamo per ordine, facendo chiarezza sul disegno che Leonardo deve aver predisposto come geometria composita della sua pittura in anteprima e che ora si manifesta attraverso di me.
Ho introdotto col titolo di questo capitolo la curiosa novità degli «specchi ustori» di vecchia memoria, gli analoghi che il siracusano Archimede escogitò per rintuzzare la flotta di Roma che assediava Siracusa. I romani, nel nostro caso del Cenacolo si identificano con le forze legate al Serpente, al Tentatore.
Leonardo era avvezzo agli specchi essendosi disposto continuamente a scrivere a rovescio servendosi di essi. Perciò le tre volte in alto sono sagome di specchi.
I due ai lati sono gli elementi dinamici del “cielo”, attivi e passivi che trovano riscontro “terreno” con quelli degli apostoli, eccetto Gesù, attraverso le loro gestualità, delle mani soprattutto. Il caso di  Giovanni accanto accanto a Gesù, con una postura inclinata, molto accentuata visibilmente artificiosa può essere spiegata come un polarismo capace di mettere il corrispondente di Gesù in condizione di neutralità, tale da porli nelle condizioni di rappresentare il rebis filosofale.
 
Le colombe di Diana
E qui un’altra precisazione per spiegare la simbologia dei suddetti due archi compreso quello centrale dove ho disegnato la pietra filosofale, in sovrapposizione allo scudo contornato da una ghirlanda.
I due archi, che accompagnano l’arco centrale, entrambi a mo’ di lune capovolte o anche di corna lunari capovolte, «...rappresentano quelle famose Colombe di Diana, oggetto della disperazione di tanti ricercatori, e celebre enigma immaginato da Filalete per nascondere l’artifizio del duplice mercurio dei saggi.
Proponendo alla sagacia degli aspiranti quest’allegoria oscura, il grande Adepto non si è affatto  dilungato sull’origine di questi uccelli; egli insegna soltanto, nel modo più breve, che “le colombe di Diana sono inseparabilmente avvolte negli abbracci eterni di Venere”.
Ora, gli antichi alchimisti ponevano sotto la protezione di Diana “dalle corna lunari” quel primo mercurio del quale abbiamo già parlato tante volte sotto il nome di solvente universale. La sua bianchezza, il suo splendore argenteo gli valsero anche l’epiteto di Luna dei filosofi e di Madre della pietra; Ermes si riferisce a questo significato quando dice: “Il Sole è suo padre e la Luna sua madre.”
(...) Quindi le colombe di Diana devono essere considerate come due parti del mercurio solvente, – le due punte dello spicchio lunare, – contro una parte di Venere, che deve tenere strettamente abbracciate le sue colombe favorite. La corrispondenza si trova confermata attraverso la duplice qualità volatile ed aerea del mercurio iniziale, il cui emblema è sempre stato scelto tra gli uccelli, ed attraverso la stessa materia da cui deriva il mercurio, la terra rocciosa, caotica, sterile sulla quale si riposano le due colombe.
La Scrittura ci dice che, quando la Vergine Maria ebbe compiuto, secondo la legge mosaica, i sette giorni della purificazione (Esodo, XIII, 2), Giuseppe l’accompagnò al tempio di Gerusalemme, per presentare il Bambino ed offrire la vittima, conformemente alla legge del Signore (Levitico, XII, 6, 8), e cioè: una coppia di tortorelle o due piccole colombe.». [7].  E si sa che il giglio, dal bel colore bianco, è per eccellenza il fiore emblematico di Maria.
All’inizio ho precisato che non è l’alchimista in persona che sfida e combatte il drago ermetico, ma un’altra bestia ugualmente robusta, incaricata di rappresentarlo e che l’artista, da spettatore prudente, sempre pronto ad intervenire, deve incoraggiare, aiutare e proteggere. È lui il maestro d’armi di questo duello strano e senza pietà. Quindi la passività di Gesù, unita a quella di Giovanni è fondamentale ed entrambe fungono da remora principe per salvare da naufragi la barca del sorgente cristianesimo. Dunque il Signore è il maestro d’armi, l’artista, l’alchimista, tant’è che dice ai suoi: «Non pensate che sia venuto a portar la pace, ma la spada.». (cfr. Mt 10, 34). Ecco la dimostrazione di un fare alchemico strettamente connesso con l’opera al Nero, il Nigredo, in cui si dissociano i  tre elementi costitutivi dell’individuo, i tre grandi principî appunto: anima, spirito e corpo. Ma su questo punto se ne è già parlato.
Dopo tutte le suddette premesse siamo in grado ora di cominciare ad illustrare passo passo la geometria dell’illustr. 4.
 
La geometria delle sezioni auree e dei due caducei di Mercurio
Finora l’osservazione del Cenacolo è stato continuamente limitato al solo rettangolo relativo alla stanza dell’Ultima Cena e questo ha consentito di fare ben poca indagine strutturale per rintracciare la solita sezione aurea immancabile in moltissime pitture rinascimentali. A parte la pregevole osservazione di Bernardelli Curuz, della quale ne ho parlato all’inizio, l’unica cosa aurea che è stata rilevata è quella di aver individuato un rettangolo limitato alla figura di Gesù, tutto qui, oltre alla geometria derivante dalle linee di fuga OG e OH (vedi illustr. 4) che si dipartono dal lato destro del volto di Gesù. Forse il segno dell’udito interiore di Gesù per l’ascolto delle cose predilette dal Padre suo nei cieli.
 
Il cerchio con centro O2 e con raggio O2F unisce il «piano dell’umano (la mensa amicale) a quello del divino (il cielo).», in relazione a quanto intravisto da Bernardelli Curuz, accennato all’inizio.
Si ottengono così due rettangoli uguali fra loro, GO2OI e O2LO.
Occupiamoci di uno di essi per poi riferire al secondo adiacente le stesse cose.
Del rettangolo GO2OI si riscontra che GO2 = 2GI, perciò tracciando il secondo cerchio con centro O e raggio OO2 (che è uguale a quello superiore suddetto), si interseca la diagonale GO nel punto P. Poi, con arco di cerchio GP si interseca GO2 in G1 e GI prolungato in I1.
Ecco che: GO2 è la sezione aurea riferita a GO2 (per GO2 = 2, GP1 = 1,618...); e GO2 P2 R è il rettangolo aureo.
Non resta ora che calare le verticali a P1 e Q1 fino alla base dei rispettivi rettangoli aurei adiacenti per individuare i due segmenti P1P2 e Q1Q2 che sono gli emblemi geometrici dei due Caducei di Mercurio.
A questo punto possiamo già capire come avviene che Giuda subisca la perdita di sé a causa del suo tradimento. Ed è il caduceo ermetico, segnato dal segmento P1P2 che passa in corrispondenza di lui, a far da giustizia trafiggendolo. Infatti ho detto a questo proposito che «...Mosè, Atalanta, Cibele, Ermes si servono di questo strumento, dotato d’una specie di potere magico, in alcune condizioni simili, e produttrici di equivalenti risultati. (...) effettivamente, è una verga, un bastone, una asta di giavellotto, un dardo e lo scettro di Ermes. Questa parola (...) significa colpire, dividere, distruggere...». [6]
Resta però un mistero l’altro caduceo, segnato dal segmento Q1Q2, che trafiggerebbe la mano destra dell’apostolo Matteo. Ne riparleremo in seguito.
 
È nota la struttura geometrica attraverso l’illustr. 4 precedente che in questa successiva illustr. 5 si limita al rettangolo GHI1L1 e ai due cerchi con centri O1 e O che si intersecano nei punti P e Q. Il rettangolo suddetto è formato da due rettangoli uguali e sono aurei.
Ora si traccia un cerchio con centro in O1 in modo da ricalcare il bordo interno dell’arco relativo con estremi orizzontali D ed E. Poi si traccia un altro cerchio con medesimo centro e si ricalca il bordo esterno della ghirlanda ivi presente.
Una volta eseguite queste due cose, partendo da R con direttiva segnata dal busto inclinato di Gesù si arriva a tangere in T il cerchio della ghirlanda fino al punto U. Ho immaginato che Leonardo di sia servito di questo riferimento per lasciare il segno di riferimento onde tracciare con precisione questa linea. E qui ora entra in ballo la fisica ottica delle riflessioni, giusto a spiegare il titolo di questo saggio, Specchi ustori nel Cielo del Cenacolo.
Dunque la linea R (che parte dal petto di Gesù) e che si imbatte in U dello specchio di arco DE, deve considerarsi emblema del potere attivo-passivo (mercuriale) di Gesù, che così si riflette secondo la legge della fisica ottica in V e poi in Z passando per S (della sagoma circolare dello specchio in questione) comune al raggio iniziale RU. Questa legge impone che l’angolo, formato dal raggio incidente con la normale alla tangente d’impatto dello specchio, sia uguale al corrispondente angolo riflesso.
A questo punto riscontriamo con felice sorpresa che i tre punti UVS formano un bel triangolo equilatero. Non solo, ma dividendolo in quattro triangoli, anche loro equilateri, ci si accorge che ognuno di questi nuovi triangoli è perfettamente uguale al triangolo ABC relativo a Gesù. Questa relazione ci da la conferma della supposizione iniziale sul triangolo relativo a Gesù, supposto emblema della
 
Quintessenza.
Vedremo poi cosa può segnalare il punto Z.
A prima vista ricalca l’indice della mano sinistra dell’apostolo Matteo, ma a questa cosa si aggiunge il presunto caduceo, segnato dal segmento Q1Q2, che trafiggerebbe la mano destra dello stesso apostolo!
Cosa ci sarà dietro a questa doppia segnalazione: di certo qualcosa di grosso che si è disposto nella mente di Leonardo e così ha cercato di fissarlo. Ma resta un interrogativo da parte del lettore profano delle cose ermetiche.
 
Si tratta di capire qualcosa di più sulla Quintessenza, altrimenti definita telesma, azoth, polvere di proiezione, mercurio dei filosofi, rugiada cattolica (rosada), panacea, una sorta di medicamento che tutti sentono dire ma che nessuno conosce.
 
La spiegazione fa capo alla concezione del principio vitale che è questa secondo Giuliano Kremmerz, noto maestro contemporaneo di ermetismo.
«Tutti sanno che esiste il principio-vita (l’iod della formola ebraica) o dovrebbe esistere, come sanno che esiste l’amore, il dolore, il piacere, ma nessuno l’ha potuto ridurre a cosa concreta.  
È uno spirito, dice il grammatico, l’efflato di fuoco (ignis) che dà l’energia dell’esistenza individuale ed universale. È la quintessenza, osserva l’alchimista. È l’anima universale, aggiunge il filosofo. 
Facciamo a meno di definirlo. Osserviamo semplicemente: il principio-vita si manifesta sinteticamente nella sintesi di ciò che ci circonda, uomini, piante, animali, minerali, e presiede a tutte le combinazioni e a tutti i fenomeni chimici e fisici.
Questo principio di vita, come in tutto ciò che ci circonda, come a in tutta la materia che vive, l’uomo non ha bisogno di studiarlo fuori di sé, perché egli stesso è un principio di vita individuato. E l’enunciato alchimico che espongo sotto forma intelligibile al secolo nuovo.
 
Studiare il principio di vita in noi, separarlo se è separabile, integrarlo se è integrabile, portarlo all’apice della sua potenzialità, renderlo atto ad arricchirsi della massima energia dalla fonte del principio-vita universale, fino a poterne disporre e nutrirsene e nutrirne gli organismi che ne difettano, è educazione ermetica e porta – come possibile – al concetto di un medico ermetico.
La leggenda che afferma l’esistenza di anime sacerdotali capaci di comandare al principio vitale, sfrondata dal misticismo delle figure religiose o magiche, potrebbe darci la via o il punto di arrivo di una unità pensante per produrre il miracolo vivente, il santo religioso o il mago antireligioso, che rappresentano l’identica formula con la doppia faccia di adattamento e di sviluppo.
È il metodo di azione fantastico che già segna il suo inizio con le cure ipnotiche nelle cliniche odierne, cure nelle quali l’azione irritativa esteriore agisce direttamente o per riflesso sul principio vitale del soggetto, e gli consente la reazione volitiva che manca in tutti gl’infermi decimati di energia.». [8]
Siamo al punto cruciale dell’opera alchemica rappresentata magistralmente dall’Artista Leonardo. Qui si apre il sipario sulla scena in cui il Tentatore, il Serpente biblico, Satana è prigioniero di sé perché costretto alle corde nell’angolo del suo ring operativo della sua materia. E con stupore il Signore, nella sua immobilità ieratica al centro dello scenario del Cenacolo, dirige la forza del suo potere interiore in quel punto Z della mano destra di Matteo, cosa che in anteprima, attraverso il disegno dell’illustr. 5, non si riusciva a capire. Quindi ora ci si domanda perché Matteo è posto in relazione con Satana?
 
Ma prima occorre vedere un’altra cosa sul conto dell’apostolo Matteo in causa, quello presente nel Cenacolo come lo ha raffigurato Leonardo. State a vedere che cosa ha escogitato velatamente, cosa da non credere.
 
Ecco, osservate ora l'illustr. 7 e ditemi se quella mano protesa, indicata dalla freccia Z, analoga alla stessa dell’illustr. 6 precedente, è la mano di Matteo apostolo o del vecchio esattore in lui (ancor prima che fosse “chiamato” a far parte degli apostoli da Gesù), al posto della spalla sinistra e del bracciorelativo?
 
Premetto che, siccome l’opera in esame ha subito alcuni restauri, può essere che il dettaglio relativo a Matteo dell’illustr. 7 non sia così come si vede nella foto, in questo caso l’artefazione che qui appare evidente non sussiste ed allora viene meno la prova evidente della supposizione suddetta. Ma Leonardo faceva di queste cose. [9].
Tuttavia la geometria, che illustrerò fra poco, fa pensare che egli abbia comunque fatto delle ipotesi su Matteo per legarlo al secondo caduceo emblematizzato dalla linea verticale K2K3.
 
Per prima cosa, a cagione e/o ragione di questa rappresentazione insospettata assai evidente (ma da verificare), viene da spostare l’epicentro del tradimento attribuito a Giuda, che comunque pesa come un macigno, ad una altro che riguarda la fonte da cui ha agito il Tentatore [cfr. Lc, 22, 3] (o la salamandra, il drago, il serpente e così via dicendo in gergo alchemico) strettamente legato al potere del denaro. E Matteo, prima della “chiamata” era un esattore delle tasse, nella cui casa Gesù e i suoi apostoli “intinsero” nei piatti della mensa imbandita per loro, come di un precedente rituale da collegarsi all’Ultima Cena. Tanto per legare questo fatto alla frase di Gesù, «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, questi mi tradirà.» [cfr. Mt, 26, 23].
 
È comprensibile in modo chiaro il perché della prova, analoga a quella di Giuda Iscariota, dell’esposizione alla luce folgorante del caduceo emblematizzato con il segmento verticale Q1Q2 (relativo alla sezione aurea Q1H). Matteo è il giusto apostolo per far da mediator al potere rigenerante ma anche mortificante del caduceo, metafora della spada fiammeggiante dei Cherubini. È lui l’intermediario capace, dunque, di avere a che fare con il drago, quale giusto cavaliere graalico e tenerlo a bada. Attenzione, “tenerlo a bada” e non trafiggerlo, perché è nella sua forza lucifera “addomesticata” il potere rigenerante. Cosa che sembra comprensibile espressa in termini geometrici, visto che Leonardo così ha operato nel Cenacolo per celare ogni cosa nel segreto del mistero.
Oramai si è avvezzi ai miei disegni e il segreto di Leonardo che ora si svela con l’illustr. 6 fa capire questa cosa e, forse non è il caso di dare spiegazioni. Ma per coloro che ne hanno bisogno mi appresto ad aiutarli passo passo.
Del segmento Q1Q2, espressione del caduceo, se ne è parlato in relazione all’illustr. 4 e su questo non ci piove. Ora si tratta di ricavare una successiva sezione aurea da quella relativa al caduceo suddetto Q1Q2 che è un’operazione grafica analoga.
 
Si traccia l’arco Q1K con centro Q4 e successivamente se ne traccia un altro, KK1 per ottenere K1H che è la sezione aurea ricercata. Poi da K1 si traccia la verticale che si dirama in basso in K2 e in alto in K3, dell’arco laterale destro D2E2 con centro O6, opportunamente disegnato in precedenza.
Anche quest’arco ha la proprietà riflettente degli altri due – cosa che sappiamo –, perciò anche qui si genera la riflessione del raggio incidente K1K3 con il raggio riflettente K3K4. Ma K4 è lo spigolo destro dell’arco D2E2 prolungato di un breve tratto per dar luogo ad un angolo retto. Come a voler indicare emblematicamente il centro di una “piccola croce”, il punto ideale per “fissare” la perenne volatilità della forza di Lucifero.
Per capire pedestramente la cosa, l’apostolo Matteo è la fonte di questa forza luciferica, la stessa che per primo effetto consentirà a Gesù, al terzo giorno dopo la sua morte per crocifissione (analogia con il punto K4), di ottenere l’impulso per risorgere. Come per vincere una gravità di ordine metafisico, diversa da quella terrestre conosciuta. Ma a quest’impulso, come vi vedrà al prossimo capitolo, ne segue immediatamente un altro per far “accendere” in cascata certe “luci” attese dall’alchimista.
Non volevo rimandare oltre la spiegazione del lato geometrico ora chiarito, ma è interessante un approfondimento che mi è venuto in mente, ed ora ne parlo.
 
Riguarda la rappresentazione della linea (rossa) che passa per i due presunti Matteo dirigendosi in alto verso il supposto punto K4 della crocifissione della Bestia e in basso nel punto K2 che corrisponde ad un piatto. In realtà non mi sembra balzana l’idea di immaginare che il punto K4, supposto l’incrocio di una croce, sia la stessa del Cristo dal cui costato sgorga il sangue a guisa di una fontana. E il piatto allegorizzi una coppa in cui si riversa il sangue dell’Agnello. Non pochi pittori si sono cimentati nel ritrarre questa scena, per esempio Jean van Eyck con L’adorazione dell’agnello mistico facente parte del polittico di Gand. (illustr. 8)
 
Pietro è il terzo, nell’ordine, ma il suo volto balza avanti superando quello di Giuda, che, invece, si ritrae. Il dialogo fra Pietro e Giovanni segue immediatamente l’annuncio del tradimento ed è descritto in Gv13,23-24: “Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: Di’, chi è colui a cui si riferisce?”. Qui Leonardo si ferma. Non rappresenta la scena infinite volte posta sotto gli occhi del mondo dai pittori di ogni secolo, quella di Giovanni con il capo sul petto del Maestro. Si arresta un attimo prima. Giovanni fra poco si chinerà a chiedere ciò che Pietro vuole sapere. Nel Cenacolo vinciano ci appare come colui che sa che non è importante il nome del traditore, quanto l’evento dell’amore che si compie. Come scriverà Gv13,1: “Prima della festa di Pasqua, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. Lo sguardo di Giovanni, con gli occhi socchiusi, le mani strette l’una all’altra, sembra non partecipare dell’agitazione che turba gli altri. Nei suoi gesti cerca di penetrare, di contemplare, di partecipare dell’amore con il quale il Signore ama fino alla fine, fino all’estremo limite possibile, fino alla pienezza del dono di sé.
 
Claudio

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15/03/2012 commenti (0)